Fabio's profileL'inutilità della puntua...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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non è una classifica ma un aggiornamento su ciò che leggo
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L'inutilità della puntualitàLa differenza tra idea e azione June 27 Post dal sapore vagamente indignato come non se ne vedevano da un po'Aznalubma…è così che imparai a leggere all’età di 5 anni, irresistibilmente attratto da quello strano veicolo ben più grande della comunissima 127 di papà, anche quella bianca ma sprovvista della sirena blu e con un clacson che, invece della sirena con il suono che diventava sempre diverso man mano che si allontanava, emetteva sempre la stesso fastidiosissima rauca nota. Credo che da allora io abbia una visione capovolta del mondo. Nego quanto possa rappresentare il concetto di normalità nell’attesa che un evento rivoluzionario possa finalmente rivelare il vero. Non parlo delle rivoluzioni che hanno puntellato con il loro strascico di begli ideali e morte le pagine dei libri di storia. Da notare inoltre che ogni rivoluzione sia poi stata deguita da un onda reazionista che, nel migliore dei casi, si è limitata a riportare tutto alle condizioni precedenti o che, forse più frequentemente, ha visto il sorgere di imperatori e dittatorucoli impegnati nella costante ricerca di limitare le conquiste culturali ed etiche della specie umana. In un mondo in cui la democrazia è diventata merce da esportare o imporre, mi chiedo se davvero la democrazia e il suo esercizio tramite la sovranità popolare si sia rivelato come la migliore forma possibile per una nazione. Sotto gli occhi di tutti appare come la massa sia facilmente plasmabile, influenzabile fino al riconoscimento e all’accettazione dell’orrido. Allora capovolgiamo il nostro punto di vista e rovesciamo ciò che appare immutabile. Personalmente credo che un governo dei sapienti possa essere il modo migliore per fermare gli effetti controproducenti della libertà (o presunta tale) affidata alla massa. ![]() June 06 Febbre da burocrateSebbene siano passati già due anni dall’ultima volta, il ricordo mi costringe ancora a risvegli bruschi e incubi da cui riemergo con un’apprensione che rimane impressa nelle lenzuola umide di sudore freddo seguita dalla frenetica ricerca del più vicino interruttore. La sensazione di malessere inizia già la sera precedente, perché la prospettiva di recarsi alla segreteria universitaria rappresenta quanto di peggio possa prospettare il domani. Inutile dire che questo avviene da generazioni ma, con il continuo aumento degli iscritti, le proporzioni del fenomeno assumono sempre più le forme della drammaticità. Le facce sono tirate, gli occhi coperti da occhiali scuri nel tentativo di nascondere occhiaie che gridano l’urgenza di una sveglia precoce per presentarsi al sorgere dell’astro di Apollo ai tremendi cancelli. Alle 7.55 del mattino, la lunghezza della coda è pari a quella di svariati popoli Ebrei in marcia nel deserto alla ricerca della Terra Promessa. Mancano ancora 95 minuti all’apertura. Nell’attesa si parla di tutto ovvero si parla delle piccole e grandi tragedie della vita universitaria: lezioni saltate, esami rinviati senza preavviso, professori smarriti causa imprevista-vacanza-mascherata-da-previstissima-influenza. Quello di cui si preferisce non parlare è il prossimo ingresso nel perfido budello burocratico: la demoniaca segreteria centrale. Dodici sportelli di segreteria, uno per ogni facoltà, concentrati in un unico girone di cui nemmeno il Sommo Poeta ha avuto l’ardire di scrivere e da cui si favoleggia che perfino il Signore delle Tenebre scappò inorridito per rifugiarsi nelle più confortevoli caverne infernali. All’apertura, gli impiegati dietro alle scrivanie osservano con sorpresa quasi fosse la prima volta lo scomporsi di quel fiume umano in flussi minori, ciascuno destinato a ricreare una nuova coda, un nuovo placido gomitolo in attesa davanti al proprio sportello di facoltà, interfaccia tra noi comuni mortali e quella babele culturale che è l’università. Le voci adesso si affievoliscono, le energie cominciano a scemare e sono non pochi coloro che, stremati, si accasciano al pavimento fiaccati dall’attesa e dalla lotta per un posto quanto più vicino all’agognato sportello. Chi rimane in piedi scansa i caduti e avanza con l’aria contrita ma celando una piccola smorfia di soddisfazione interiore. Crescono i battiti sulle tastiere, lo stridulo gracchiare delle stampanti, il sordo e cupo picchiare dei timbri. Apparentemente il lavoro si svolge con rapidità ed efficienza ma la lentezza con cui si avanza ha il sapore dello stillicidio. Non so quanto tempo sia passato, forse le stelle stanno già sorgendo all’orizzonte o forse da casa hanno già contattato la redazione di Chi l’ha visto? denunciando la mia scomparsa ma mi trovo finalmente faccia a faccia con l’impiegato: inespressivo, grigio, programmato per certificare. È per questo che sono qui: un dannatissimo certificato. La mia richiesta va fatta su un apposito modulo, il modulo va firmato da me, siglato dall’impiegato, protocollato, registrato in un librone dalla copertina scura su cui devo rifirmare e che va siglato dal segretario, poi il modulo verrà chiuso in un faldone dove andrà a diluirsi con milioni di altri. La stampante sputa lo stramaledetto certificato sul quale l’uomo di ghiaccio verga la sua sigla amorfa poi brandisce un timbro e lo lascia cadere con il suo tonfo solenne: solo in quel momento scorgo un brivido di piacere in quella scialba faccia da ufficio. Arraffo il certificato voglioso di riconquistare l’aria e la luce esterna. Nonostante la forte tentazione di mandare tutto a quel paese, sono uno studente: lo dice questo foglio ai sensi di una legge dello Stato. May 28 Curvatura terrestreI tornanti sono stretti e ripidi e il motorino fa fatica e trascinarsi e trascinarmi. Dalla marmitta escono suoni che coprono l'intero spettro delle frequenze sonore: sono note in dissonanza totale eppure a me sembrano tutte concordi nell'intonare un seccato rimprovero verso colui il quale si ostina a smanettare sull'acceleratore. Questa strada la conosco alla perfezione: saprei dirvi quale tonalità di verde troverete alla curva successiva, quali alberi, quali scritte ad imbrattare i muri. Ma non adesso: sono totalmente concentrato nella guida e preoccupato per le condizioni del mio scooter. Basterebbe mostrare una minima mancanza di fiducia da parte mia nei suoi confronti e, orgoglioso com'è, si pianterebbe all'istante. Sono bravo e arrivo senza problemi all'area di parcheggio.
L'ultimo tratto si fa a piedi, una scarpinata su un sentiero impervio, un lungo corridorio deve il cielo non esiste più e il tetto è di rami e aghi di pino e il sole rare scintille di luce. Il fiato si fa corto e le gambe cominciano ad anelare il riposo: la cima. E quella roccia che sembra che qualcuno l'abbia messa lì apposta per te, per dominare dall'alto un pezzo di mondo e sentirtene padrone, cercando con gli occhi di ricacciare l'orizzonte più lontano possibile.Tutto quello che vedi lo senti tuo, in un certo modo ti appartiene: il mare che non riuscirai mai a vederlo così azzurro da vicino, i campi di grano e i vigneti, l'alternarsi di cupole e campanili, i castelli in cui ho immaginato si trovassero principesse addormentate o in pericolo, la scuola con il campetto dove ho segnato il mio primo goal e poi sono andato a dirlo a mio padre, l'intricato groviglio di viuzze che attraverso con lo sguardo fino ad arrivare ad un palazzo che, sebbene indistinguibile da centinaia di suoi simili, per me è inconfondibile.
Questa sera sono mille miglia lontano da casa.
May 12 Il riposo del giustoLa prima sensazione è tattile. Sette otto polpastrelli entrano in contatto con un tessuto liso e oggettivamente di pessima qualità ma l'effetto non è per nulla sgradevole. Ha una nota di ruvido attrito, caratteristico di quelle stoffe su cui, passandoci sopra il dito, puoi scrivere il tuo nome o giocare a tris. Non comprendo il motivo della necessità di questa esplorazione preventiva, questo moto a posteriori delle braccia a sondare uno spazio che non può essere altro che sicuro e se mi vedeste non potreste trattenere un ghigno divertito. La posa è effettivamente quella di un volatile che atterra malfermo sugli scheletrici ed incerti arti inferiori. Stabilizzato l'appiglio delle dita di ambo le mani, le gambe cominciano a flettersi tra scricchiolii di legamenti e menischi instabili, dotati di una libertà di movimento più che sproporzionata e in sostanza non conforme al ruolo per i quali sono stati progettati da millenni di evoluzione. Altrove, quest'ultima frase torna utile per giustificare una carriera da atleta interrotta ad uno stadio precocemente embrionale. Ma non lasciatevi distrarre e seguite la continuità del movimento che dalle ginocchia si ripercuote in una pronunciata curvatura della schiena: un progressivo abbassamento del baricentro fino all'incontro dolce e ovattato con la spugnevole superficie solitamente parallela al pavimento. Eccolo il baricentro spostarsi sempre più verso il basso fin quando nel gioco di forze opposte (gravità vs elasticità) non si raggiunga il compromesso che poeticamente i fisici si ostinano a chiamare equilibrio di forze. Anche la schiena adesso è libera di concedersi un approdo seguendo stancamente e per inerzia la testa oramai reclinata. E poiché sono un uomo ed in quanto tale dotato di linguaggio articolato, proprio in questo momento mi lascio andare ad una esclamazione a metà tra liberazione e piacere: aaah! Tornare a casa dopo il lavoro e sedere in poltrona non ha prezzo, scoprire che la bottiglia di birra sulla scrivania non è a portata di braccio mi manda in bestia!
April 26 retorica e frustrazioniHo smesso di aspirare alla perfezione. “Forse non aspiri più alla perfezione perché l’hai raggiunta?” vi chiederete voi figurandovi il mio volto trasfigurato nella gloria del nirvana e della pace dei sensi. Non credo di dover smentire o confermare dal momento che considero quest’ultima un’ipotesi più che plausibile. E in fondo come potreste voi negare il raggiungimento di un così ambito privilegio? cosa è la perfezione se non la verità? e cosa è la verità se non tutto ciò che per definizione, poiché vero, non può essere falso? Nulla da obiettare, non concedo il beneficio del dubbio. Ho smesso di aspirare alla perfezione da quando il mio aspirapolvere ha deciso di non funzionare. April 04 La tiepida stagioneLa città è in delirio. Accanto alla striscia melmo-marro-bluastra del fiume, si suppone che ci sia una distesa verde-prato che in effetti è un prato che accompagna idealmente e visivamente il suddetto fiume come una serie infinita di campi da calcio ma senza porte e linee di gesso. Si suppone, dicevo, perché ben poco rimane del colore del prato, interamente ricoperto da uno strato di brulicanti individui confluiti in questo luogo per i motivi più disparati. Ci sono gli immancabili trascinatori di guinzagli con orinante cane al seguito e i vecchietti panchina-dipendenti che non rinunciano al loro ruolo di non richiesti moralizzatori dei costumi sociali: che siano in crucco, italiano, inglese o ungro-finnico potreste sempre riconoscere, dalle espressioni di chi crede di averne viste tante, sproloqui del tipo: “non correte!” “i giovani ormai sono tutti maleducati” “andate a giocare da un’altra parte” “non gridate!” “questo pallone ve lo taglio!” Si respira un’aria nuova, un miscuglio di combustibile da barbecue e carne cotta sulla brace, il tutto ad una distanza ben poco rassicurante da uno stormo di papere che si accalcano nell’interfaccia tra acqua e prato. Ritengo lecito domandarsi se qualche volatile sia stato immolato sull’altare della goliardia fine settimanale e si trovi adesso su una griglia incandescente in attesa di essere spolpato. Ritornando agli esseri umani, interessante è notare come si assista ad una frenetica tensione a ridurre gli strati di tessuto con i quali ci si copriva fino ad alcuni giorni prima e anzi l’ideale confine tra ciò che è lecito mostrare e quanto si preferisce nascondere si sposta progressivamente aumentando la superficie esposta di candida pelle pronta a virare al roseo intenso dopo l’incontro con pochi blandi fotoni. Il tutto a temperature alle quali, in Sicilia, ci si copre ancora con maglie e cappotti. Sottolineo, a vantaggio dei miei lettori maschili, come questo entusiastico denudatio metta in evidenza la drammatica tendenza, per le ragazze tedesche, ad accumulare rotondità nei distretti più insoliti del loro corpo trascurando, di fatto, curve e forme che sarebbero invece auspicabili e che si trovano in qualità di modelli innegabili in ogni libro di anatomia (cfr. Miller M.A., “Anatomia e fisiologia” oppure Netter F.H. “Atlante di anatomia umana”). Le scarpe diventano un accessorio per lo più inutile dal momento che molti ne fanno a meno: nudi piedi su nuda terra mi sta bene, nudi piedi su nudo asfalto credo che sia un po’ eccessivo. Basta spostare lo sguardo un po’ più in là ed anche l’intimo sembra essere non essenziale, il tutto con placida naturalezza. Riporto a proposito lo scandalo per non aver notato nessuno scandalo tra le allegre famigliole con bambini al seguito: barbari! E infine nostra signora la birra! Tornata ad essere bevanda di fresco ristoro anche nei pomeriggi scalzando il caldo e noioso cappuccino che cacchio cacchio se ne torna mestamente nella sua cella meditando e aspettando tempi migliori. La città è in delirio per questo primo rigurgito di primavera. March 26 Viaggio a Gomorra e ritornoSi apre il sipario e Roberto avanza con passo indecifrabile sul palco: non riesci a capire se la sua è una ostentata sicurezza o un incedere noncurante dettato dall’ormai rodata consuetudine. Forse è solo l’imbarazzo per l’applauso scrosciante, per l’immancabile standing ovation, per il sorriso stampato sulla faccia sollevata della qualunque signora Maria o del qualsivoglia signor Francesco ben contenti che qualcuno si sia preso la briga di dire quelle cose lì, certo che erano da dire, purché a dirle sia un altro: non certo io, non certo mio figlio: Dio ti benedica, Roberto! Le luci si sono spente e adesso è il silenzio a farsi imbarazzante. Si aspetta, mordicchiandosi impazientemente il labbro, che il guru ripeta la sua nenia: l’immancabile litania di condanne ed esecuzioni, le mirabolanti avventure di cinesi-cadaveri-non-uomini stipati nei container del porto, i documentari sulle abitudini alimentari della bufala da diossina, dei pusher motociclisti, delle madri che assaltano i blindati delle forze dell’ordine pur di difendere il frutto del proprio grembo dalla finta giustizia del finto stato. Dai Roberto! Raccontaci ancora questa storia, ci è piaciuta tanto! E invece no. Roberto di storia ne racconta un’altra. Racconta la vita della sua terra attraverso la lente acuta e potentissima delle parole, del loro poco appariscente eppure inarrestabile potere. Roberto usa i titoli dei giornali per mostrare quanto romanzesca e affascinante possa apparire la figura del camorrista, un poeta maledetto del crimine. Basta leggere le prime pagine dei giornali locali di Napoli, Caserta e dintorni per rendersi conto quanto possa apparire capovolta la realtà, quanto i valori della lealtà, della coerenza, della protezione del debole sembrano essere prerogative esclusive di chi dai deboli, invece, trae sostentamento e potere. Parassiti. Il boss sciupa femmine, il boss addolorato per il rapimento e l’uccisione di un bambino. E il prete, quello che scrisse “Per amore del mio popolo, non tacerò!” è proprio lui il camorrista, quello che la sera andava a letto con due donne. Potreste mai fidarvi di un prete come Don Peppe Diana? Succede in questo paese che il giornalismo si macchi di questi crimini di omissione e manipolazione della realtà. Roberto ha compiuto un miracolo: ci ha portati tutti a Gomorra, ci ha aperto gli occhi e ci ha costretti a fissarli lì da dove tutti volgevamo lo sguardo. Un po’ come fece Primo Levi con Auschwitz. Sono nato in una terra che non si stanca di impregnarsi del sangue dei suoi figli, in un paese dove, quando avevo dieci anni, mi si proibiva di uscire di casa perché la pallottole erano solite compiere traiettorie imprevedibili tra i passanti che affollavano la piazza principale. A pochi chilometri da casa mia non si è risparmiato sul tritolo quando si è trattato di mandare per aria cento metri di autostrada per mettere un freno alle irritanti ingerenze di un giudice sul consolidato e placido status quo. Forse è per questo che una parte di me continua a chiedersi, non senza una certa inquietudine, se un giorno ci toccherà osannare e celebrare un nuovo eroe e il suo sacrificio. Come se Roberto un eroe non lo fosse già, come se il suo sacrificio non fosse già iniziato mentre la coscienza comune si gode in pace la quotidianità. Sazia di aver tributato il giusto merito a chi non ha taciuto. Nel caso in cui qualcuno se la fosse persa, vi invito, nei prossimi giorni, a vedere dal sito della rai la puntata speciale di "Che tempo che fa" che Fabio Fazio ha dedicato a Roberto Saviano, ospite in studio. March 04 De rerum naturaMondo Caro mondo Amico mondo
Mondo la cui orbita è un’ellisse di cui il sole occupa uno dei fuochi (Prima Legge di Keplero) Mondo il cui raggio vettore descrive aree uguali in intervalli di tempi uguali (Seconda Legge di Keplero) (Qualcuno mi spieghi la Terza Legge di Keplero) Mondo che in sostanza sei una grossa palla che gira e tale è la mia ammirazione per te che una parte di me, o forse due, ha l’innata tendenza ad imitare la magnificenza di tale perpetuo e mai in declino moto di rotazione Mondo che di tante e tali meraviglie riempi gli occhi miei
Mondo, che per caso non c’hai da fare? Mondo, tu mondo che ti attardi briccone nel progettare trappole e imprevisti per me, ma proprio per me, per me che sono nullità nell’immensità? Mondo, allora? Mondo che per caso non c’hai da fare? Che se vuoi c’ho da suggerirti un paio di passatempi, giusto per distrarti un po’, giusto perché sono noioso e tutta questa attenzione mica me la merito.
Mondo allora sai che ti dico? Perché non inviti a cena Venere? Perché non prendi la temperatura del sole con Mercurio? (sottile!) Perché non fai qualche giochetto di prestigio con gli anelli di Saturno? Perché non giochi con Marte a chi ha il raggio più lungo? che io non sono uno che va in giro a guardare i raggi degli altri ma sono sicuro che vinci! E so che sei pigro quindi niente passeggiate fin dallo zio Nettuno e da nonno Urano ma suvvia! e trova qualcosa per riempire il tempo tra un solstizio e l’altro E lascia stare me, che ti dedico questo post un po’ farlocco Io che voglio bene a te che mica tanto vuoi bene a me
February 22 Radio millenniumQuando hai 18 anni e il tuo passatempo preferito è quello di trascorrere interi pomeriggi appollaiato su uno scooter all’ombra di un grande albero in un punto seminascosto della tua città in compagnia di una ventina di coetanei anche loro senza nient’altro di utile e interessante da fare, la musica diventa ottimo strumento per riempire conversazioni futili o momenti di vacuo silenzio o ancora per fare da sfondo alla baldoria rituale che il branco si concede di tanto in tanto. Credo che se pensieri del genere non siano rievocati dalle oscure caverne della mia mente se non a comando, il motivo sia da ricercarsi proprio nella ripetitiva banalità di quelle giornate che, sia chiaro, non rinnegherò mai! Oggi, piuttosto, provocano una insipida contrazione dei miei muscoli facciali in un incredulo sorriso. Eppure erano mesi di dilagante spensieratezza, al punto che il singolo italiano più venduto nell’Anno del Signore 2001 fu “Tre parole” di una certa Valeria Rossi, canzone che tutti canticchiavano in spiaggia e che poi denigravano nei pub. Col senno di poi, dopo quella data di settembre, è innegabile che “sole cuore e amore” siano senza dubbio da preferire ad “attentato guerra e terrore”. Tanto per restare in un terreno di massima leggerezza mi piace ricordare “La mia signorina” di Neffa, cantata fino allo sfinimento durante le arrampicate del Monte Subasio assieme ai miei compagni scout e “Io sono Francesco” di Tricarico che lanciava invettive contro una indifesa ma insensibile maestra. Elisa vinceva a Sanremo con “Luce (tramonti a nord est)” e il confronto con l’edizione appena conclusa è tanto immediato quanto impietoso, mentre “Ti prendo e ti porto via” mi suscita un briciolo di irritazione: mi chiedo perché, una buona volta, qualcuno non prenda e porti via Vasco…ma lontano però! “Blunotte” della Carmen (Consoli) ha il profumo dei falò sulla spiaggia, della chitarra suonata disteso sulla sabbia e di altre piacevoli sensazioni che ancora mi costringono a lasciare nel mio lettore Mp3 “L’anfiteatro e la bambina impertinente”, un CD di bellezza rara che può sempre tornare utile. Non si sa mai… “La canzone che scrivo per te” cantata dai Marlene Kuntz assieme a Skin mi ha insegnato che anche la parola “mucosa” può fare la sua gran figura in un testo. “Nuvole rapide” dei Subsonica è stato gustoso antipasto di un ottimo album (Amorematico) e qui mi fermo con la musica italiana perché altrimenti dovrei citare anche www.mipiacitu dei Gazosa e non mi pare proprio il caso. Chiedo dunque venia al Mauro se mi permetto di aggiungere alla mia playlist anche qualcosa che di italiano ha ben poco: “Origin of simmetry” dei Muse, “Not that kind” di Anastacia e “No angel” di Dido Daido o Didò che dir si voglia: tre CDs che le radio martellavano senza requie e che finivi per cantare in automatico con buona pace della forza di volontà. Strano inizio per il nuovo millennio. Che si tratti di musica, politica internazionale o cronaca dal fronte sembra quasi che il tempo si sia fermato. February 16 Il Bene il Male e molto altro“Gli umani non avevano ancora capito che le spade di fuoco non vanno lasciate in giro, pericolose come sono, per quanto avessero fatto del loro meglio per impedire che un’arma di quelle dimensioni fosse maneggiata accidentalmente da qualche sprovveduto. Un pensiero confortante, tutto sommato. Era bello pensare che il genere umano distinguesse tra l’annientamento accidentale, casuale, del proprio pianeta e la sua distruzione intenzionale.” Il mondo finirà di Sabato. Sabato prossimo per essere più precisi. E non si potrebbe essere più precisi di così a meno che non si decida di bollare come false le profezie che la celebre strega Agnes Nutter mise per iscritto nel diciassettesimo secolo prima di finire sul rogo e da lì farsi saltare in aria giusto per portarsi all’altro mondo anche la gente del villaggio che era accorsa a godersi lo spettacolo. Dunque è prossimo l’Armageddon, il giorno stabilito prima dei tempi dal Piano Ineffabile ed è per questo che le armate celesti e le loro controparti infernali si stanno ammassando pronte ad affrontarsi nel duello finale. Scaldano i motori seminando il terrore lungo le strade d’Inghilterra I Quattro Motociclisti dell’Apocalisse: Morte (la morte), Guerra (la guerra), Carestia (la carestia) e Inquinamento(l’inquinamento) che ha preso il posto di Pestilenza (la pestilenza) in seguito alle dimissioni presentate da quest’ultima borbottando qualcosa contro la penicillina. Perfino Metatron (la Voce di Dio) e Satana (l’Avversario) sono pronti al loro compito e l’Anticristo, nato undici anni prima e accudito da suore di un ordine segretamente satanista, ha preso coscienza della sua natura.
Peccato che a contrastare il Piano Ineffabile siano un angelo e un demone divenuti amici nel corso dei secoli. Amanti della Terra e del genere umano, hanno imparato a godere (in modi diversi, è vero) dei piaceri della vita e non vedrebbero di buon occhio la scomparsa dell’universo. Per questo escogitano un piano apparentemente molto semplice per evitare la catastrofe cosmica: trovare l’Anticristo e ucciderlo. Peccato che qualcuno lo abbia scambiato con qualcun altro… E se le entità soprannaturali sono pronte a spartirsi il pianeta gli umani non sono certo inconsapevoli di quanto sta per succedere, non tutti, almeno. C’è Anatema Device, discendente di Agnes Nutter e interprete delle sue profezie, il generale dell’Esercito dei Cacciatori di Streghe Shadwell con la recluta Newton Pulsifer e Madame Tracy, donna di malcostume e Medium (tanto per arrotondare) che saprà anche lei rendersi utile.
Un susseguirsi di trovate surreali che stentano forse a decollare all’inizio ma che poi travolgono fino alla risoluzione finale: il mondo finirà o no? Forse il destino è segnato ma, prima di scatenare l’Inferno, non sarebbe il caso di provare a costruire un mondo migliore? “Good omens” (Buoni presagi, ma inspiegabilmente tradotto in italiano come “Buona Apocalisse a tutti”) è una favola dark, eccessiva e divertentissima scritta a quattro mani da Terry Pratchett e Neil Gaiman, uscito in Italia solamente nel 2007 dopo 15 anni dalla sua pubblicazione.
Un libro (e scusatemi se la conclusione è troppo facile) che è la fine del mondo!
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Blaterate quanto vi pare, serete sempre in ottima compagnia!
Robywrote:
mi paice qui...si respira moltoafterhours il che è decisamente buono :-)
Apr. 30
Fabio °_Owrote:
Certo, Fabio. Non potevo mancare! Da circa 10 giorni si è diffuso il terrore tra i mari siciliani. Sto contribuendo con determinazione allo spopolamento ittico del mediterraneo dopo 4 mesi tedeschi passati a carne e patate!
Jan. 1
Fabio G.wrote:
ciao e auguri di buon anno anche a te :-) capodanno in sicilia...e tu?
Dec. 31
Josef K.wrote:
Auguri, Fabio. Te li meriti tutti.
Dec. 31
Josef K.wrote:
Mi potresti indicare il luogo dove incontrare le potty pariters? Vorrei chiedere loro come si fa a non avere nient'altro da fare...
Nov. 9
che mi hanno impressionato o che ho legato a fatti cose persone
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